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Valutazione del rischio biologico da SARS-Cov2

Data pubblicazione: 11/06/2020 - Ultimo aggiornamento: 28/05/2022
Categoria: News - Autore: Dott.ssa Maddalena Maganza

Valutazione del rischio biologico da SARS-Cov2

Il rischio biologico in ambienti di lavoro si identifica con la determinazione del rischio di esposizione ad agenti biologici e con la conseguente strategia di prevenzione che richiede che il datore di lavoro adotti specifiche misure di protezione, previste dal Titolo X del D.Lgs 81/2008 – Sicurezza sul Lavoro.

La valutazione del rischio biologico è un processo complesso, necessario a valutare la probabilità che si verifichino eventi indesiderati in caso di utilizzo di agenti biologici. Questo processo è basato sulla conoscenza di tutte le informazioni relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità di svolgimento delle attività lavorative. In particolare, deve tener conto:

  • del tipo di agente biologico
  • delle malattie che possono essere contratte dai lavoratori;
  • dei potenziali effetti allergici e tossici;
  • di eventuali effetti negativi in caso di co-infezioni.

Per agente biologico si intende qualsiasi microrganismo (come virus, batteri, funghi), coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

In un luogo di lavoro però, possono essere presenti anche altri organismi potenzialmente responsabili di infezioni o allergie come artropodi (zanzare, zecche, pulci, blatte, acari, ecc.), mammiferi (per esempio ratti) o anche derivati vegetali e animali (pollini, peli e forfore).

Tranne poche eccezioni legate ad alcune specifiche attività, il rischio da agenti biologici è spesso sottostimato. Le materie prime o le sostanze utilizzate, i fluidi biologici, la polvere organica, gli animali, gli insetti, le sostanze vegetali, la scarsa igiene o la cattiva gestione degli impianti aeraulici possono essere fonti di contaminazione biologica potenzialmente pericolosa.

In molti casi, inoltre, il rischio biologico è di tipo ambientale e, quindi, trasversale, presente sia in attività lavorative in cui è "tradizionalmente" riconosciuta la presenza di agenti biologici (ospedali, ambulatori, laboratori di diagnosi e ricerca, settore dei rifiuti, allevamenti animali, ecc.), sia in ambienti come gli uffici, le scuole, i negozi, i mezzi di trasporto, i centri estetici e sportivi, ecc., Non esiste un ambiente di lavoro in cui il rischio biologico possa essere ignorato.

L’art. 268 e del D.Lgs 81/2008, classifica gli agenti biologici in quattro gruppi, designati con valori crescenti in base alla pericolosità e all’esistenza di possibilità profilattiche e terapeutiche:

Gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;

Gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche (ad esempio: morbillo, salmonellosi, meningite, virus influenzali, Legionella pneumophila, Clostridium tetani, Escherichia coli (ceppi non patogeni), Pseudomonas aeruginosa, Staphilococcus aureus, Aspergillus fumigatus)

Gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche (come virus dell’epatite B e C, virus HIV, Rickettsia conorii, Salmonella typhi, Mycobacterium tuberculosis, Brucella abortus, Escherichia coli (ceppi patogeni))

Gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani, costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche (ad esempio il Virus Ebola e il Virus delle febbri emorragiche)

Allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, chiunque affermerebbe che il virus SARS-CoV-2, il Coronavirus che provoca la malattia COVID 19, dovrebbe essere classificato nel gruppo 4, quello di rischio più alto: in realtà, nell’all. XLVI del D.Lgs. 81/2008, dove i principali agenti biologici sono elencati e classificati in base al proprio gruppo di rischio, i Coronaviridae (cioè la Famiglia a cui appartengono tutti i Coronavirus) sono inseriti nel Gruppo 2! Naturalmente non per una svista del Legislatore, ma perché siamo in presenza di un virus “nuovo”, rilevato per la prima volta nell’uomo a fine 2019 e quindi sconosciuto al momento della stesura del D.Lgs. Sicurezza sul Lavoro.

 

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Biologa con competenze manageriali. Expertise in ecologia ed ecoambienti, ha modellato il suo profilo negli ecosistemi umani applicando teorie dei sistemi produttivi all'interno dei processi di sviluppo e di risk management. Da più di un decennio si occupa di formazione e di assesment delle risorse umane. Professional Counsellor in ambito aziendale e del benessere personale e relazionale, con specializzazione socio-sanitaria. Laureata magna cum laude in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Pavia, ha conseguito il Master in “Registrazione Europea dei Farmaci” presso l’Università Statale di Milano. Iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi al 1991. Ha esperienza ventennale, maturata in ambito aziendale, in Italia e all’estero, nel Quality Assurance GCP, GMP e GLP e nella gestione Sistemi Qualità UNI EN ISO oltre ad aver ricoperto il ruolo di Country Head HSE & Information Security per i siti italiani di una multinazionale del Farma. Attualmente, come Biologo della Prevenzione, si occupa di consulenza aziendale e formazione. A seguito della recente emergenza pandemica ha messo a frutto ed ampliato le proprie competenze professionali attraverso una formazione specifica altamente qualificata, ottenendo anche la specializzazione di Covid Manager, rilasciata da un Ente di formazione accreditato Regione Veneto.